VOLANTINO DELLA SETTIMANA TORNA

889 ORA

12 giugno 2019

E ora ci vuole coerenza

 

 Lo scorso 27 maggio all’alba  i portuali genovesi , i pacifisti e le pacifiste erano insieme al varco di ponte Etiopia. I lavoratori  in sciopero hanno rifiutato di caricare armi  per il governo dell’Arabia Saudita, pronto ad  utilizzarle nella guerra contro lo Yemen, che è già costata migliaia di morti, una catastrofe umanitaria e persino un’epidemia di colera. (Accordi stipulati dal governo di centro sinistra e mantenuti dall’attuale governo giallo verde razzista)

Non era la prima volta che le organizzazioni dei lavoratori e quelle pacifiste si ritrovavano sulla stessa piazza a Genova: dai blocchi contro la mostra navale bellica degli anni ’80 al G8 erano   dalla stessa parte quando è stato necessario rivendicare  diritti per le persone ed opporsi alla guerra.

Naturalmente la questione non poteva dirsi conclusa: il Collettivo autonomo dei lavoratori portuali scrive: “Un'altra nave della compagnia "Bahri", la Jazan, é in arrivo a Genova. Inizialmente prevista per il 23 giugno, pare abbia anticipato lo scalo genovese al 17. Proviene dal Nordamerica ed è diretta in Arabia Saudita, proprio come la Bahri Yanbu. Porterà nuove micidiali armi per permettere il massacro in Yemen? I generatori rimasti a Genova dopo la mobilitazione del 20 maggio, funzionali alla guerra con Droni, tenteranno di imbarcarli sulla Jazan? Vediamoci giovedì sera, alle 21, al C.a.p. per discuterne insieme. Non è un problema solo dei portuali ma di tutti. Ognuno faccia la sua parte...

Assemblea pubblica con la partecipazione di Carlo Tombola della rete Disarmo ”

Un grande numero di lavoratrici e lavoratori , di diverse categorie (meccanici, trasportatori, potuali) e di diverse località sono necessari per garantire i profitti di chi fabbrica e commercia armi. E’  più che mai necessario che i lavoratori  non siano lasciati soli:

- né di fronte ai “realisti” che sostengono che se i genovesi si rifiuteranno di farlo, qualcun altro  caricherà le armi per i sauditi al loro posto

- né di fronte a chi finge già di credere che non si tratti di carichi bellici ed è pronto a liquidare la lotta dei portuali genovesi

- né di fronte a chi è gia pronto a ricattarli minacciando ritorsioni, favorite anche da leggi sul lavoro profondamente ingiuste e  diverse da quelle che garantivano, fino a pochi anni fa, il diritto di lottare senza rischiare il posto di lavoro e la condanna all’indigenza.

Ed è più che mai necessario ricordare a tutti che non è vero che fabbricare, commerciare e trasportare armi è un lavoro come un altro.  E che anche scuole decenti, ospedali e sicurezza “danno lavoro”. Ma vengono tralasciati solo perché non danno altrettanto profitto ai padroni.