VOLANTINO DELLA SETTIMANA TORNA

virtuale

940 ORA

3 giugno 2020

Però ci siamo ancora e riprenderemo l'ora di silenzio in presenza

mercoledì 10 giugno 2020

 

I

L’ora in silenzio per la pace di mercoledì 3 giugno sarà l’ultima di carattere “virtuale”. Infatti mercoledì 10 giugno torneremo sui gradini del palazzo ducale che abbiamo occupato settimanalmente per quasi vent’anni.

Il cielo delle nostre  città è stato attraversato pochi giorni fa dalle frecce tricolori: tale “sorvolo” voleva sostituire la parata militare del 2 giugno, annullata a causa dell’emergenza sanitaria. Anziché comprendere che oggi più che mai sarebbe necessario ridurre o annullare le spese militari a vantaggio di quelle sanitarie e sociali i vertici politici e militari hanno ancora una volta ostentato forza e spreco di risorse.

Il volantino “virtuale “ di questa settimana riproduce un’intervista a don Renato  Sacco; l’appuntamento “in presenza” è per mercoledì 10 giugno, nuovamente sui gradini del palazzo ducale.

Don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi, proprio non si riesce a celebrare la Repubblica senza armi?

È stato detto che ci «abbracciano». In sé le Frecce non fanno nulla di male, anche se si spendono soldi che invece potrebbero essere usati meglio. Il problema è culturale: le Frecce sdoganano l’idea della guerra non come una cosa brutta, che ammazza e dilania i corpi, ma di una guerra tecnologica, elegante, che dà prestigio.

A proposito di guerra tecnologica: non molto distante dalla sua parrocchia a Cesara (Vb) c’è Cameri, dove si producono F35.

Le Frecce tricolori in un certo senso sono funzionali agli F35, perché implicitamente «sponsorizzano» l’alta tecnologia militare. Nei mesi scorsi, quando molte fabbriche erano chiuse per la pandemia, a Cameri si è continuato a lavorare per produrre i cacciabombardieri, con la scusa del rispetto dei tempi di consegna e con il ricatto di mettere a rischio i posti di lavoro. Nel mio territorio ci sono molte industrie di rubinetti, servono per dare acqua, non per trasportare bombe. Quelle però sono state chiuse. Eppure anche lì erano in gioco posti di lavoro non meno importanti.

Le spese militari continuano ad essere ingenti: nel 2019 si è registrato l’aumento più consistente dalla fine della guerra fredda, l’Italia è al dodicesimo posto nella classifica mondiale, con una spesa di 26,8 miliardi di dollari (dati Sipri). A cosa servono tutte queste armi?

Servono soprattutto a chi le produce e a chi le vende. Intorno alle armi ci sono molte bugie e troppi interessi. C’è una lobby fortissima. Io ricordo sempre che padre Zanotelli trent’anni fa fu cacciato da Nigrizia, mensile dei comboniani, per la sue denunce del traffico armi, contro «Spadolini piazzista d’armi», dal titolo di un suo editoriale. Oggi le cose non sono migliorate.

Dalla relazione del governo al Parlamento sull’export di armi italiane, risulta che ne vendiamo due terzi armi a Paesi extra Ue ed extra Nato…

Le vendiamo all’Egitto, al regime di Al Sisi, che non rispetta i diritti umani, pensiamo a Giulio Regeni. Vendiamo bombe, prodotte in Sardegna, all’Arabia Saudita, che da anni bombarda lo Yemen. Vendiamo armi alla Turchia. Che altro c’è da aggiungere? Gli interessi sono immensi, spesso la politica tace o è succube di questa logica, tranne rare eccezioni. Eppure oggi è la festa di una Repubblica fondata su una Costituzione che afferma che «l’Italia ripudia la guerra».