Un mondo diseguale in trasformazione

Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, la Francia, l’Italia, il regno unito e la Russia hanno esteso il loro dominio sul Maghreb e sul Vicino Oriente instaurando colonie e protettorati. Unico ostacolo alla loro dominazione totale, l’impero Ottomano, “l’uomo malato dell’Europa”, che sarà smantellato dopo la prima guerra mondiale dalle potenze vincitrici. Esse avevano moltiplicato le promesse contradditore: al movimento sionista la creazione di un focolare nazionale ebraico; agli Arabi, un grande Stato unificato. Rispettarono la prima, ma non tennero in alcun conto le aspirazioni del movimento nazionalista arabo, piantando i semi di un conflitto che dura ancora oggi, dopo quasi un secolo, attorno alla questione palestinese. Mentre la Turchia riuscì, sotto l’egida di Mustapha Kemal, ad assicurare la sua sopravvivenza come Stato, il movimento nazionale arabo si sviluppa. Porterà, soprattutto alla fine della seconda guerra mondiale, a delle vere indipendenze, talvolta, come in Algeria, costate lotte sanguinose; a volte, come in Egitto o in Iraq, in seguito a un colpo di Stato. Una prima onda rivoluzionaria sommerge la regione, incarnata dal leader egiziano Gamal Abdel Nasser che riuscì, nel 1958, a unire il suo paese e la Siria nella Repubblica araba unita. Vengono suddivisi i domini feudali, viene nazionalizzata una parte dell’industria, sono messe in campo delle riforme sociali. Questa speranza di liberazione di scontrerà con la guerra del giugno 1967, e la sconfitta araba ne confronti di Israele porterà a una lunga glaciazione a al  consolidamento dei poteriaristocratici. Le rivolte attuali esprimono la volontà di costruire uno Stato di diritto, di assicurare uno sviluppo economico e sociale, senza dimenticare di trovare una soluzione al problema centrale dellaregione: la Palestina.